La produttività, questa sconosciuta

Sulle pagine economiche dei quotidiani, trovo quasi ogni giorno riferimenti all’inflazione, ai tassi di interesse, al debito pubblico o all’andamento dei mercati finanziari. Molto più raramente incontro una parola che, secondo gran parte degli economisti, spiega una quota importante delle difficoltà strutturali dell’economia italiana: produttività.

Che cosa curiosa; infatti proprio da qui passa una parte significativa della capacità di un Paese di creare ricchezza, sostenere i salari, migliorare la competitività delle imprese e alimentare la crescita nel lungo periodo.

La produttività misura il valore che si crea utilizzando le risorse che hai a disposizione.

Quando cresce, l’economia accelera. Quando ristagna, anche la crescita rallenta.

È una dinamica che l’Italia conosce bene, ahimè.

Secondo elaborazioni basate sui dati Eurostat, tra il 1995 e il 2024 la produttività del lavoro italiana è aumentata in media dello 0,3% all’anno, contro una crescita media dell’1,5% registrata nell’Unione Europea. La distanza può sembrare contenuta se osservata anno per anno; diventa invece enorme quando viene accumulata nell’arco di tre decenni.

È anche una delle ragioni per cui il sistema economico italiano cresce meno rispetto a molte altre economie avanzate. Non sorprende che Commissione europea, Fondo Monetario Internazionale e OCSE continuino a indicare proprio la produttività come una delle principali fragilità strutturali del Paese.

Paradossalmente l’Italia continua a creare posti di lavoro, ma fatica a trasformare questa crescita occupazionale in un corrispondente aumento del valore prodotto.

Te lo spiego toccando il portafoglio: quando aumentano gli occupati senza che aumenti in misura analoga la produttività, la crescita tende a rallentare. Le imprese vedono ridursi gli spazi per incrementare i margini, gli investimenti diventano più complessi e l’intero sistema economico perde slancio.

Le previsioni per il 2026 riflettono questa situazione. ISTAT stima una crescita del PIL compresa tra lo 0,7% e lo 0,8%, mentre molte istituzioni internazionali mantengono valutazioni prudenti sull’andamento dell’economia italiana. A questo punto la domanda diventa inevitabile: se il numero di persone che lavorano aumenta, perché la crescita continua a rimanere contenuta?

La risposta, almeno in parte, si trova proprio nella produttività.

Sei proprio certo che questo tema di economia non riguardi anche la tua impresa di distribuzione, così come la mia?

Negli ultimi anni la crescita aziendale è stata spesso associata all’espansione dei volumi, all’acquisizione di nuovi clienti o all’ampliamento delle aree servite. Oggi i costi logistici incidono in misura crescente sui conti economici, la disponibilità di personale qualificato rappresenta una delle principali criticità per molte aziende e la concorrenza richiede livelli di efficienza sempre più elevati. La produttività diventa VITALE:

-Si manifesta nella capacità di organizzare meglio i percorsi di consegna.

-Nella rapidità con cui vengono gestiti gli ordini.

-Nella qualità delle informazioni utilizzate per pianificare acquisti e assortimenti.

-Nella possibilità di generare maggiore valore senza aumentare proporzionalmente struttura, costi e complessità operativa.

Molti osservatori considerano la produttività il vero indicatore da monitorare nei prossimi anni. Più del PIL, più dell’inflazione, più di molte altre variabili che occupano abitualmente il dibattito pubblico.

In ultima analisi, il tema forte che dobbiamo monitorare non è solo la crescerà del mercato, ma il valore che anche noi riusciremo a generare con le risorse che avremo a disposizione.

Stai in qualche modo osservando e misurando la produttività interna? Con quali strumenti? Raccontalo a mit@ristopiulombardia.it, lo condividerò con la community degli imprenditori.

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