Spreco, non possiamo girarci dall’altra parte

 

Ciao, oggi ti voglio parlare, caro amico imprenditore, di un tema che riguarda te, me, le nostre aziende, i nostri figli e il pianeta intero.

Come già ci aveva ben spiegato Expo 2015, nel mondo non c’è cibo per tutti.

O meglio: lo consumiamo male, troppo velocemente, con disparità incredibili tra Paesi ricchi e Paesi poveri. Soprattutto, noi che siamo “privilegiati”, in quanto siamo dalla parte opulenta del creato, tendiamo a sprecare in maniera spaventosa. E costante, ogni giorno.

I “basta” che si lanciano da più parti non sono più slogan. Molti si stanno muovendo concretamente, e noi dobbiamo essere in prima fila in questo progetto anti-spreco e di salvaguardia del cibo e del creato tutto.

Due numeri per capire come siamo posizionati. Secondo un articolo del Sole 24 Ore, “L’Italia è al nono posto fra gli stati che consumano più di quanto dovrebbero e ha terminato le risorse che può rigenerare in un anno già il 15 maggio scorso”. Ciò vuole dire che dal 16 maggio stiamo erodendo la salute del pianeta.

Ecco perché è importante agire e non solo lamentarsi o lanciare slogan.

L’iniziativa che qui ti racconto è firmata Fipe, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, ed è il Manifesto per una Ristorazione Sostenibile, ovvero un insieme di linee guida per aiutare i professionisti in maniera concreta nella lotta allo spreco alimentare. Allo stesso tempo, Fipe ha anche realizzato, in collaborazione con lo chef Franco Aliberti, un decalogo anti-spreco dedicato ai cittadini che si trovano a cucinare nelle proprie case.

Concretamente, cosa suggerisce il Manifesto?

Per esempio:

-che è meglio puntare sempre su prodotti del territorio (ove possibile)

-che il cibo è storia, e valore, che va raccontato in modo che il cliente lo percepisca come elemento prezioso e non come “roba” da dimenticare nel piatto

-che la sostenibilità deve riguardare la pesca, gli allevamenti, la salute degli animale: un’attenzione maggiore a tutto, insomma, non solo ai tagli pregiati che magari arrivano dall’altra parte del pianeta…

-che ogni parte dell’animale può essere cucinata, dunque non sprecata. Perché così facevano i nostri nonni, quando c’era poco cibo… e tutto era prezioso

-che anche l’imballaggio ha la sua importanza, ed è meglio che sia riciclato. Lo stesso dicasi per tutte le strategie che aiutano a risparmiare energia, acqua, consumi in generale.

infine, la Fipe pone giustamente l’accento sul valore delle persone, dei collaboratori, di coloro che ogni giorno sono in prima linea e si interfacciano con la clientela. Adeguatamente formati, adeguatamente stipendiati, possono fare la differenza.

Come vedi, non si tratta solo di introdurre le lampadine a led o di spiegare al cliente che le meline biologiche sono buone anche se non perfettamente lucidate.

Il ragionamento è più complesso, culturale, ma va preparato, seguito e applicato rapidamente e bene da tutti.

Si può farne a meno, dimenticarsene, continuare a sprecare?

No. Per un semplice motivo: il cliente è già orientato verso l’anti-spreco e non perdonerà il suo fornitore di fiducia che non seguirà la sua analoga filosofia di vita.

Molto rischioso, in questo caso, andare controcorrente.

Cosa fare, dunque? Tre suggerimenti per te.

Primo

Sii sensibile, scegli la via della sostenibilità e dell’anti-spreco

Secondo

Racconta il tuo progetto alla clientela in modo che possa seguirti e apprezzare quello che fai

Terzo

Credici davvero, ogni piccola scelta quotidiana da parte tua e dei tuoi collaboratori può fare la differenza

Ti è già capitato di scegliere la via della sostenibilità? Come l’hai seguita e sostenuta? Racconta di seguito la tua esperienza, aiutami a costruire la community dell’Horeca!

 

 

 

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