Lo spreco alimentare è una nuova leva competitiva

Per molto tempo abbiamo considerato lo spreco alimentare come un tema che riguardava prevalentemente la ristorazione o il consumatore finale (e noi della distribuzione facevamo un passo indietro). Un piatto avanzato, un prodotto scaduto, una referenza rimasta invenduta. L’immagine era sempre la stessa: il rifiuto.

L’Europa, invece, sta proponendo una lettura completamente diversa, che dobbiamo assolutamente conoscere.

a Commissione europea, attraverso HaDEA Agenzia esecutiva per la salute e il digitale, ha appena destinato 4 milioni di euro a progetti dedicati alla prevenzione dello spreco alimentare lungo l’intera filiera: ci sta dicendo che il valore di un’impresa alimentare sarà valutato per la capacità di utilizzare al meglio le risorse che gestisce.

È un cambiamento culturale prima ancora che economico.

Il motivo dietro a questa decisione è dato dai numeri da paura:     ogni anno l’Europa genera 58 milioni di tonnellate di sprechi alimentari, con un costo stimato di 132 miliardi di euro. Certo, cibo sprecato alla fine della filiera, ma anche… chilometri percorsi inutilmente, ore di lavoro, energia, spazi di magazzino e così via, sino alle informazioni che qualcuno aveva già a disposizione e che nessuno ha trasformato in una decisione migliore.

Lo spreco, nella maggior parte dei casi, nasce quando la filiera perde precisione.

Perde nelle nostre aziende! Per anni abbiamo raccontato il nostro mestiere come quello di chi collega il produttore al ristoratore. C’è ben altro! Tu come me, infatti, hai una visione privilegiata dei consumi, conosci il territorio, osservi l’andamento delle categorie merceologiche, intercetti i cambiamenti delle abitudini alimentari e raccogli ogni giorno informazioni che nessun algoritmo riesce ancora a cogliere con la stessa profondità. Che cosa fai di questo patrimonio di conoscenze?

Lo utilizzi soltanto per compilare un ordine oppure lo trasformi in consulenza?

Il nuovo bando europeo, letto con attenzione, offre una risposta molto chiara. Le iniziative finanziabili riguardano la collaborazione tra gli operatori della filiera, l’innovazione organizzativa, la valorizzazione delle eccedenze, nuove modalità di recupero dei prodotti, sistemi di confezionamento più efficienti, strumenti che aiutino il consumatore a conservare meglio gli alimenti e modelli gestionali capaci di prevenire la formazione dello spreco.

In nessun passaggio emerge l’idea che la soluzione risieda esclusivamente nella tecnologia.

La parola che ritorna con maggiore forza è un’altra: organizzazione.

È una differenza sostanziale.

Molte imprese cercano la soluzione acquistando un nuovo software. Le aziende migliori ripensano prima il processo e successivamente scelgono gli strumenti più adatti. E il distributore è uno degli attori più importanti di questa trasformazione.

La Direttiva europea sui rifiuti rafforza ulteriormente questa direzione, chiedendo agli Stati membri di raggiungere entro il 2030 una riduzione del 10% degli sprechi nella produzione e trasformazione e del 30% pro capite nella vendita al dettaglio e nel consumo, includendo anche ristorazione e servizi di catering. Obiettivi di questa portata modificano inevitabilmente il modo di progettare le imprese, gli investimenti e le relazioni tra gli operatori della filiera.

È per questo che ti suggerisco di leggere il bando andando oltre i quattro milioni di euro disponibili.

Il nostro business sta cambiando: il prodotto continuerà a essere il cuore delle aziende, ma il valore nascerà sempre di più dall’intelligenza con cui sapremo accompagnare il cliente nelle sue scelte.

Il tema è delicato, ma ci riguarda tutti: conoscevi il bando?

Hai intenzione di organizzare meglio il tuo lavoro strategico quotidiano?

Raccontamelo su mit@ristopiulombardia.it, aiutami a far crescere la community degli imprenditori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *