Nelle settimane scorse si è tenuta a Milano la fiera BtoB Tuttofood, che ha visto la presenza di 95.000 persone. Al di là dell’incredibile successo, quali contenuti e numeri presentati durante l’evento possono servire anche a noi?
Il quadro emerso delinea un mercato agroalimentare italiano in tensione positiva, ma attraversato da fattori di instabilità che non possono essere ignorati da chi, come noi, gestisce un’impresa di distribuzione Horeca. La crescita dell’export nei primi mesi dell’anno, soprattutto verso gli Stati Uniti, è un segnale incoraggiante ma anche ambivalente: non esprime una domanda organica o consolidata, bensì una corsa agli acquisti determinata dalla paura dell’inasprimento dei dazi. In altre parole, l’11% in più registrato tra gennaio e febbraio – che sale al 14% se si guarda al solo mese di febbraio – racconta un mercato che anticipa lo shock, non che lo supera.
Tutto questo per te (e me) si traduce in due responsabilità immediate: la prima è saper leggere i segnali che arrivano dall’estero per comprendere quali categorie di prodotto potrebbero diventare più instabili nei prossimi mesi, non solo nei volumi ma anche nella disponibilità e nei prezzi. La seconda è rivedere – se non lo hai già fatto – la tua strategia di approvvigionamento e di offerta, tenendo conto della possibile impennata dell’italian sounding, soprattutto nei prodotti ad alta rotazione nel tuo portafoglio.
L’analisi di Coldiretti, supportata dai dati Istat e USDA, offre infatti una mappa precisa delle criticità in arrivo. I formaggi, nonostante l’ottima performance iniziale (l’export di Grana Padano è salito dell’11% negli Usa), sono una delle categorie più esposte al rischio imitazione: gli oltre 2,7 miliardi di chili di “italian style cheese” prodotti in America, soprattutto in Wisconsin, stanno già saturando il mercato con prodotti che somigliano agli originali solo nell’etichetta. La conseguenza diretta per te, se lavori con clienti professionali che cercano autenticità, è il rischio che si allarghi la forbice tra la percezione del prodotto italiano e il valore reale riconosciuto dal mercato. Dovrai essere pronto a difendere con competenza e documentazione la qualità delle tue referenze, soprattutto se distribuisci in ambienti dove il food cost è una leva primaria.
Altro segmento da monitorare con attenzione è quello delle conserve di pomodoro. L’annunciato calo della produzione in California e la situazione incerta della Cina rendono la filiera particolarmente vulnerabile. Per il comparto Horeca questo si traduce in un potenziale aumento dei costi, riduzione della disponibilità e pressioni continue su tutta la filiera logistica. Più sfumato ma non meno strategico è il discorso sul vino. I segnali sono contrastanti: alcune cantine segnalano ripresa, altre rallentamento. L’unico punto fermo è l’incertezza, e questa – nel B2B – è un costo implicito. I tuoi clienti potrebbero ritardare gli ordini, ridurre le referenze, negoziare con maggiore aggressività. Per il grossista, significa rivedere il mix assortimentale, aumentare la flessibilità nei minimi d’ordine e tenere alta la vigilanza su flussi e stock.
Il nodo centrale però resta quello politico-commerciale: la reintroduzione dei dazi, se confermata, non avrà impatto solo sulle esportazioni verso gli USA, ma genererà contraccolpi interni. Rallentamenti di ordini, spostamenti di volumi, rialzi a cascata sui prezzi delle materie prime, modifiche nelle condizioni contrattuali con fornitori che servono anche il mercato estero.
C’è infine un tema reputazionale: il moltiplicarsi delle imitazioni rischia di disorientare i tuoi clienti, specie quelli meno strutturati. Il tuo ruolo, in questo scenario, non è solo quello di fornitore efficiente, ma di garante della qualità, dell’origine, della filiera. Chi saprà distinguersi per trasparenza, competenza e formazione sarà avvantaggiato.
Da adesso e per sempre: non limitarti a gestire gli ordini, inizia a presidiare il mercato. Con strumenti informativi migliori, con una rete di fornitori più solida e con una consapevolezza strategica all’altezza della complessità che ti trovi ad affrontare.
Hai fornitori stranieri? Come si stanno comportando? Raccontalo a mit@ristopiulombardia.it, lo condividerò con la community!







