Cosa sta succedendo nella ristorazione italiana? Cose che ci fanno ben sperare

Nel 2024 il settore della ristorazione in Italia – dati FIPE presentati all’ultimo Tuttofood – ha raggiunto un traguardo significativo: oltre 1,5 milioni di occupati, con più di 1,1 milioni di lavoratori dipendenti. È un segnale forte, che racconta di un comparto in salute, capace di crescere anche in una fase economica tutt’altro che semplice. Solo nell’ultimo anno si è registrato un aumento del 5% dell’occupazione totale e di quasi il 7% tra i dipendenti. Numeri che non arrivano per caso: dietro c’è un tessuto imprenditoriale vivace, in continua evoluzione, e soprattutto una domanda di qualità sempre più evidente da parte dei clienti finali.

Quando leggo dati come questi, io che opero nella distribuzione Horeca da anni, non posso che vederci un’enorme opportunità. Un settore che assume è un settore che produce, che investe, che apre nuove sedi, che rinnova la propria proposta. Significa più locali, più cucine, più flussi. E per noi distributori, questo si traduce in ordini più frequenti, volumi più consistenti, nuove relazioni da costruire.

C’è un’altra parte di dati che è ancora più interessante. Il 40% degli occupati nel settore è under 30. Questo significa che sta crescendo una nuova generazione di professionisti, spesso più curiosi, più aperti all’innovazione, più attenti alla qualità e alla sostenibilità. Questi giovani, che entrano oggi nei ristoranti, nei bar, negli hotel, sono gli stessi che domani guideranno le scelte d’acquisto. E già oggi influenzano le decisioni dei titolari. Se vuoi continuare a crescere come grossista, devi capire cosa cercano, come parlano, che tipo di servizio si aspettano. E devi iniziare a darglielo adesso.

Attualmente, purtroppo, c’è ancora un forte mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Le aziende Horeca fanno fatica a trovare personale qualificato. Il 90% segnala difficoltà nel reclutamento, in gran parte legate alla mancanza di competenze adeguate. Questo, da un lato, è un problema strutturale. Dall’altro, per noi che ci occupiamo di distribuzione, è una finestra aperta. Perché se il settore ha bisogno di formazione, chi riesce a fornirla – anche in forma di consulenza, aggiornamento, affiancamento – diventa un partner indispensabile.

Nella mia azienda, Ristopiù Lombardia, abbiamo iniziato da tempo a offrire ai clienti Horeca sessioni formative sui prodotti, sulle tecniche di servizio attraverso le Master Class dell’Academy. Lo facciamo perché sappiamo che la qualità dei risultati finali dipende anche da come i nostri prodotti vengono utilizzati. Ma lo facciamo anche perché ci permette di differenziarci. In un mercato dove il prezzo non è più l’unico parametro, il valore aggiunto diventa la vera arma.

Il messaggio è chiaro

Un comparto che cresce in termini occupazionali, e che si interroga sulla qualità delle competenze, è un terreno fertile per chi sa offrire soluzioni, non solo consegne. Oggi non basta portare i prodotti al cliente. Devi portare anche contenuti, supporto, visione. Devi essere presente dove si formano i nuovi professionisti, magari collaborando con scuole, con associazioni, con enti che si occupano di orientamento. Perché chi forma il futuro del settore sarà anche chi ne guiderà le scelte strategiche. E chi saprà accompagnarlo, oggi, sarà premiato domani.

Se ti occupi di distribuzione Horeca, questi numeri non sono solo statistiche: sono la mappa di dove può andare il tuo business. E se ci pensi bene, non è poco.

Quanto esci dalla tua comfort zone per vedere come stanno andando i comparti a monte e a valle della tua attività?

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