Ci sono progetti, caro collega imprenditore, che iniziano con entusiasmo: visione nitida, obiettivi precisi, risorse allocate. In quel momento senti che stai andando nella direzione giusta, che hai colto un’occasione da non lasciarti sfuggire: stai allargando il business principale, non può che essere una buona cosa.
Poi il tempo passa.
Le giornate si riempiono di operatività, le previsioni iniziali si sfumano, i risultati tardano ad arrivare. E lì scatta la domanda che ogni imprenditore, prima o poi, si trova a farsi: “Ha ancora senso continuare?”.
Non è una domanda semplice, eppure è necessaria. Per rispondere, devi imparare a guardare il progetto senza filtri emotivi. Devi uscire dal ruolo di promotore e metterti nei panni dell’osservatore lucido. Non basta chiedersi se il progetto è buono in sé. Devi chiederti se è buono adesso, per questa azienda, in questo mercato.
Un esempio concreto?
Nel 2023 una azienda italiana di distribuzione food per l’Horeca — attiva soprattutto nel centro Italia — ha investito nella creazione di una piattaforma digitale per l’ordine diretto da parte di piccoli ristoranti, ma solamente di prodotti non food. Un sistema agile, pensato per alleggerire il lavoro dei commerciali e facilitare l’accesso agli imprenditori che, si sa, hanno sempre poco tempo per questi prodotti considerati commodity. L’idea era buona, il mercato sembrava pronto. Ma dopo otto mesi, la piattaforma era usata stabilmente da meno del 4% dei clienti target. Il team commerciale non si era allineato allo strumento, i clienti continuavano a preferire la telefonata, e i costi di mantenimento superavano le vendite generate. Il progetto è stato sospeso. Ma non è stata una sconfitta: è stata una liberazione. L’azienda ha reinvestito nel potenziamento della propria logistica e in una nuova linea per la ristorazione vegetale (quindi ha proprio rifocalizzato il suo ramo), ottenendo risultati tangibili in sei mesi.
Ecco il punto: per capire se è ora di abbandonare, devi osservare come il progetto si comporta nel tempo.
-Sta crescendo in autonomia o continua a richiedere spinte artificiali?
-Si integra con il resto della tua azienda o vive in un angolo scollegato?
-Ha generato almeno un ritorno — economico, reputazionale, operativo — proporzionato all’impegno richiesto?
Non ti serve solo guardare i numeri: serve valutare anche il costo opportunità. Ogni progetto occupa spazio mentale, tempo del team, focus direzionale. Ogni scelta che continui a difendere per inerzia ti allontana da qualcosa che potresti fare meglio.
E infine, c’è il fattore umano.
-Ti stimola ancora lavorarci sopra?
-Il progetto ti muove, ti incuriosisce, ti fa pensare avanti?
-Lo segui solo perché l’hai annunciato, perché l’hai già iniziato, perché non vuoi ammettere che hai sbagliato?
Chi fa impresa lo sa: la capacità di lasciar andare è una delle forme più difficili di resilienza. Ma è anche una delle più necessarie, perché l’energia non è infinita. E saperla reindirizzare in tempo, prima che venga dispersa, può essere la differenza tra restare fermi e ripartire con lucidità.
È capitato anche a te di finire in una impasse del genere? Come ne sei uscito?
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