In occasione delle celebrazioni per la Giornata internazionale della Donna ho accennato al tema delle soft skill e ho affermato che le aziende crescono o si fermano quasi sempre per una ragione che non si legge nei bilanci, ovvero per la qualità delle persone e per le soft skill – posso a questo punto allargare il discorso – sia maschili che femminili. Quelle capacità personali, insomma, che determinano il modo in cui una persona lavora, collabora, affronta i problemi e prende decisioni.
Sono abilità meno visibili rispetto alle competenze professionali, ma spesso molto più decisive.
Cosa sono davvero le soft skill?
Le soft skill sono l’insieme delle capacità relazionali, comportamentali e cognitive che permettono a una persona di lavorare bene con gli altri e di adattarsi ai cambiamenti.
Non riguardano ciò che una persona sa fare tecnicamente, ma come lo fa.
-Una consulente commerciale può conoscere perfettamente i prodotti, ma senza empatia non costruirà relazioni durature con i clienti.
-Un responsabile di magazzino può essere molto preparato sul piano operativo, ma senza capacità organizzativa o gestione dello stress rischia di creare tensione nel team.
Le soft skill sono ciò che trasforma una competenza in valore reale.
Tra le più importanti, nel mondo dell’impresa, ci sono:
-capacità di comunicazione, cioè saper spiegare, ascoltare e creare chiarezza;
-problem solving, ovvero affrontare gli imprevisti con lucidità invece che con reazione emotiva;
-intelligenza relazionale, che permette di lavorare bene con clienti, colleghi e fornitori;
-capacità di adattamento, fondamentale in un mercato che cambia continuamente;
-responsabilità personale, cioè sentirsi parte dei risultati dell’azienda.
Queste competenze non si studiano sui manuali tecnici, ma determinano l’efficacia del lavoro quotidiano.
Chi possiede davvero le soft skill
In linea di principio tutti, dati che in realtà sono competenze che si sviluppano nel tempo, attraverso esperienza, consapevolezza e allenamento.
In azienda si riconoscono facilmente le persone che le possiedono, non importa se maschi o femmine.
Sono quelle che:
-quando nasce un problema cercano la soluzione prima di cercare il colpevole;
-sanno collaborare senza creare attriti inutili;
-mantengono lucidità anche nei momenti di pressione;
-comunicano in modo chiaro, evitando incomprensioni;
-aiutano gli altri a lavorare meglio.
In ogni impresa ci sono persone così. Spesso non sono quelle che parlano di più, ma quelle che fanno funzionare davvero i processi. Sono collaboratori che tengono insieme il sistema.
Perché oggi le soft skill sono ancora più decisive
Perché il mercato è molto più competitivo di un tempo, per cui chi riesce a far emergere le competenze di genere soft riesce ad avere un’azienda agile, e l’agilità oggi è un vantaggio competitivo.
Come utilizzare le soft skill in azienda?
Il primo passo è riconoscerle. Spesso premiamo solo i risultati immediati e trascuriamo il modo in cui vengono ottenuti. Invece il comportamento organizzativo è ciò che costruisce la cultura aziendale. Come imprenditori dobbiamo imparare a valorizzare queste capacità. Ecco come fare:
osserva il comportamento delle persone, non solo i numeri che producono;
promuovi chi sa collaborare e guidare gli altri, non solo chi è tecnicamente bravo;
inserisci momenti di confronto e crescita personale, non solo formazione tecnica;
dai l’esempio, perché la cultura aziendale nasce sempre dal comportamento di chi guida l’impresa.
Alla fine, caro collega, c’è una verità semplice: le persone osservano sempre chi guida l’azienda.
Se l’imprenditore comunica con chiarezza, ascolta, mantiene lucidità nelle difficoltà e tratta gli altri con rispetto, quel comportamento diventa il modello.
Ora veniamo a te, quali soft skill adotti con maggior frequenza e solleciti nei collaboratori? Scrivimelo a mit@ristopiulombardia.it, aiutami a costruire la community della distribuzione horeca.







