Perché l’Ho.Re.Ca. sta cambiando più velocemente del previsto

La Giornata della Ristorazione del 16 maggio ha fatto il punto su quello che sta diventando il mercato Ho.Re.Ca. Il rapporto “The Italian Table Abroad”, realizzato da Sociometrica per FIPE – Confcommercio e pubblicato qualche giorno fa ha analizzato quasi 1.500 ristoranti italiani in dieci capitali europee per capire come viene percepita la cucina italiana all’estero; dietro questa ricerca c’è una lettura molto più ampia, ovvero capire cosa cercano oggi i consumatori e quale direzione prenderanno i locali nei prossimi anni.

Il primo dato che colpisce è l’86% di unicità delle ricette: la ristorazione italiana che funziona non sta diventando uguale ovunque, sta facendo esattamente il contrario. Ogni città valorizza la propria identità, ogni locale cerca personalità, ogni proposta punta sulla riconoscibilità.

Di conseguenza anche la distribuzione dovrà cambiare approccio; per anni il mercato ha premiato standardizzazione e volume. Oggi invece il ristoratore vuole prodotti che lo aiutino a distinguersi. Cerca ingredienti che raccontino territori, filiere, tradizioni e autenticità.

Come fa evolvere il nostro ruolo?

Consegnare merce in modo efficiente diventa la base su cui innestare ben altro. Cresce infatti il valore di chi riesce a portare visione, consulenza e capacità di leggere i trend prima degli altri.

Un altro elemento importante emerge dal posizionamento della cucina italiana in Europa: il gradimento medio raggiunge 8,95 su 10, mentre il prezzo medio di un piatto principale resta attorno ai 30 euro. Tradotto in modo comprensibile: il consumatore europeo continua a cercare qualità alta, ma dentro una logica accessibile. È il trionfo dell’“affordable premium”. Non vince il lusso fine a sé stesso, vince il valore percepito. E allora diventano centrali i prodotti capaci di elevare l’esperienza del cliente senza compromettere la marginalità del locale.

Per questo crescerà il peso delle referenze premium accessibili, dei prodotti territoriali autentici e degli ingredienti che aumentano la percezione qualitativa del menu.

La Giornata della Ristorazione ha ribadito il ruolo sociale dei pubblici esercizi come luoghi di relazione, convivialità e presidio urbano: quando cambia il ruolo del locale, cambiano inevitabilmente anche gli acquisti del locale. Cresce infatti la domanda di prodotti che sappiano costruire esperienza oltre il semplice consumo. Prodotti legati alla condivisione, alla sostenibilità, alla territorialità e alla narrazione gastronomica.

Persino la scelta del riso come simbolo dell’edizione 2026 racconta questa trasformazione. FIPE lo ha identificato come ingrediente universale, simbolo di comunità e inclusione. Un messaggio che parla anche al mercato: il futuro premierà prodotti versatili, trasversali e capaci di adattarsi a modelli di consumo differenti.

Infine c’è un ultimo tema che dovrebbe far riflettere tutta la distribuzione HoReCa: la formazione.

Gli chef della rete FIPE stanno entrando nelle scuole italiane per educare le nuove generazioni su alimentazione, stagionalità e lotta agli sprechi; il consumatore del futuro crescerà molto più preparato rispetto a oggi.

E un consumatore più competente alzerà inevitabilmente il livello di tutto il mercato.

Per questo il distributore che crescerà davvero sarà quello capace di:

-interpretare i cambiamenti,

-guidare il cliente,

-portare valore culturale oltre al prodotto.

Nel nuovo Ho.Re.Ca. non basta più vendere bene, occorre aiutare il locale a costruire significato.

Tu a che punto sei?

Stai continuando a vendere oppure hai già messo un piede nella vera consulenza? Raccontalo a mit@ristopiulombardia.it, aiutami a costruire la community degli imprenditori della distribuzione.

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