Il comfort climatico deve diventare vera strategia imprenditoriale

Ogni estate ci abituiamo a parlare di caldo come se fosse soltanto un problema di benessere personale. Magari, mi viene da dire… Oggi il comfort climatico degli ambienti di lavoro è una leva di produttività, sicurezza e qualità del servizio.

Il cambiamento climatico ci sta consegnando estati sempre più lunghe e temperature che fino a pochi anni fa consideravamo eccezionali. Continuare a gestire magazzini, uffici commerciali, reparti logistici e flotte di consegna come facevamo dieci anni fa vuol dire vivere su Marte e ignorare una variabile che incide direttamente sulle prestazioni delle persone.

Un recente approfondimento del Corriere della Sera, basato sulle spiegazioni della neurologa Maria Salsone (IRCCS Policlinico San Donato e Università Vita-Salute San Raffaele), riporta un dato che ogni imprenditore dovrebbe conoscere: il cervello umano lavora nelle condizioni migliori con temperature comprese tra i 20 e i 25 °C. Oltre i 25-27 °C le prestazioni cognitive iniziano progressivamente a diminuire; sopra i 30 °C diventano evidenti il calo dell’attenzione, la riduzione della velocità di elaborazione delle informazioni e della vigilanza. Quando si raggiungono i 32-35 °C, soprattutto con elevata umidità, aumentano la fatica mentale, i tempi di reazione e le difficoltà decisionali.

Se ci fermiamo un momento a riflettere, questi numeri descrivono perfettamente molte delle attività che svolgiamo ogni giorno:

-addetto al magazzino che prepara decine di ordini,

-autista che affronta centinaia di chilometri,

-commerciale che visita numerosi clienti,

-operatore del customer service che deve mantenere concentrazione e precisione per tutta la giornata.

Lavorano soprattutto con il cervello.

Quando l’organismo deve spendere una quantità crescente di energia per disperdere il calore, inevitabilmente ne sottrae alle funzioni cognitive. La conseguenza è meno lucidità, maggiore probabilità di errore, tempi decisionali più lunghi e una riduzione della qualità complessiva del lavoro. La stessa neurologa spiega che il cervello entra in una sorta di “modalità di risparmio energetico”, riducendo le risorse disponibili per attenzione, memoria e problem solving.

Ecco perché sono convinto che il comfort ambientale sia un investimento.

Condizionamento ben progettato, ventilazione efficace, schermature solari, pause intelligenti, disponibilità continua di acqua fresca, organizzazione dei turni nelle ore meno calde e attenzione costante all’umidità rappresentano strumenti di gestione aziendale prima ancora che misure di welfare.

Il collaboratore che mantiene elevata capacità di concentrazione prepara meglio gli ordini, commette meno errori di picking, gestisce con maggiore serenità il rapporto con il cliente e guida con tempi di reazione più rapidi: risultato? Meno resi, meno contestazioni, maggiore sicurezza e un servizio più affidabile.

Il cambiamento climatico ci impone di ripensare molti modelli organizzativi. Possiamo subirlo oppure trasformarlo in un’occasione per migliorare il modo in cui lavoriamo.

Se rendi più confortevoli gli ambienti di lavoro durante le estati sempre più calde non stai facendo altro che proteggere il capitale più prezioso dell’azienda: la lucidità, la salute e la capacità decisionale delle persone che ogni giorno rappresentano il tuo marchio davanti ai clienti.

Si può tornare indietro, fare finta e immaginare che il prossimo anno sarà tutto passato, l’estate tornerà fresca? No. Dobbiamo muoverci, subito.

Come gestisci questa problematica così importante? Racconta la tua esperienza a mit@ristopiulombardia.it, aiutami a costruire la community degli imprenditori della distribuzione horeca.

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