C’è ancora qualche collega, è incredibile, che considera il welfare aziendale come un capitolo della contabilità, cioè un insieme di benefit da concedere quando i conti lo permettono, magari per sfruttare qualche agevolazione fiscale o migliorare il clima interno.
Tu non sei tra questi, vero?
Le imprese che stanno crescendo di più attualmente hanno ormai cambiato prospettiva. Hanno compreso che il welfare è una leva strategica di gestione delle risorse umane, capace di incidere su
-produttività,
-stabilità dell’organizzazione,
-reputazione dell’azienda nel mercato del lavoro.
Guarda caso il Rapporto Welfare Index PMI 2026 evidenzia come il 76,5% delle piccole e medie imprese italiane abbia raggiunto almeno un livello medio di welfare aziendale, mentre le aziende con sistemi evoluti sono più che triplicate negli ultimi dieci anni, passando dal 10,3% del 2016 al 33,9% del 2026. È il segnale di quanto ho appena detto: il welfare è diventato un elemento sempre più presente nella gestione delle imprese italiane.
Proviamo però a fare un passo avanti e a chiederci: noi imprenditori sappiamo davvero cosa desiderano realmente oggi i collaboratori?
L’Osservatorio Welfare Edenred 2026, costruito sull’analisi di oltre 5.500 imprese e circa 870.000 beneficiari, dà una risposta estremamente concreta. Oltre il 55% del valore complessivo dei piani di welfare viene assorbito dai fringe benefit, cioè strumenti semplici e immediatamente utilizzabili. Seguono le attività dedicate al tempo libero e al benessere personale (21,7%), i rimborsi per istruzione e formazione dei figli (13,1%), quindi assistenza sanitaria, previdenza complementare e altri servizi rivolti alla famiglia. Le persone stanno cercando strumenti che rendano più semplice la vita quotidiana.
La sfida per la tua gestione manageriale
Quasi quotidianamente noi imprenditori parliamo di produttività, efficienza, qualità del servizio e coinvolgimento del personale; tutte queste variabili dipendono, prima ancora che dalle procedure, dal livello di serenità con cui le persone affrontano la giornata lavorativa.
Il collaboratore costretto a gestire continue preoccupazioni economiche, familiari o sanitarie porta inevitabilmente quelle tensioni anche sul posto di lavoro. Al contrario, quando l’impresa contribuisce concretamente a ridurre almeno una parte di questi problemi, aumenta la disponibilità mentale, la partecipazione e il senso di appartenenza.
Attenzione alle “sòle” autocostruite
Molte aziende costruiscono cataloghi di benefit molto ricchi, salvo poi scoprire che vengono utilizzati pochissimo. Altre, invece, partono da una semplice domanda rivolta ai collaboratori: “Di cosa avete realmente bisogno?”. Quale credi che sia l’approccio che garantisce un investimento intelligente?
Una popolazione aziendale giovane apprezzerà probabilmente strumenti diversi rispetto a un’impresa nella quale lavorano prevalentemente persone con figli o collaboratori vicini alla pensione. Non esiste un welfare universale, esiste un welfare coerente con le caratteristiche della propria organizzazione.
Questo principio vale ancora di più nelle aziende della distribuzione alimentare, della logistica e dell’Horeca, in cui trattenere personale qualificato è diventato ogni anno più difficile.
Quale lezione ci dà il welfare?
Quella che le aziende migliori stanno costruendo organizzazioni nelle quali le persone scelgono di rimanere grazie ai giusti incentivi.
Qual è il tuo piano welfare di riferimento? Come viene accolto nella tua azienda? scrivimi a mit@ristopiulombardia.it, condividerò la tua esperienza con la community.
Fonti: Rapporto Welfare Index PMI 2026 (Generali Italia); Osservatorio Welfare Edenred Italia 2026.







