Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere un editoriale di Ferruccio de Bortoli sul Corriere della Sera. Il punto di partenza era la proroga del taglio delle accise sul gasolio, centellinato settimana dopo settimana, dato che non ci sono più le coperture. Mi è rimasta impressa soprattutto una considerazione: quando il prezzo dell’energia sale bisognerebbe imparare a consumarne meno e meglio.
Ragionamento che nessuno fa. Allora facciamolo noi distributori.
Consegne=carburante consumato e voce che cresce del conto economico; ogni mezzo è un investimento, ogni consegna è una promessa fatta al cliente, ogni chilometro genera valore oppure lo consuma: questo principio dovrebbe guidare le nostre scelte. Perché non lo fa?
Negli ultimi anni si è parlato molto di elettrico, biometano, HVO e carburanti alternativi. Sono tecnologie destinate ad avere un ruolo sempre più importante e sarebbe miope ignorarlo.
Da qui nasce la domanda che, prima o poi, ciascuno di noi dovrà affrontare: quando arriverà davvero il momento di cambiare?
La risposta, probabilmente, non è uguale per tutti.
Se la tua azienda lavora soprattutto in ambito urbano o provinciale, con percorsi prevedibili e rientro quotidiano dei mezzi in sede, l’elettrico sta diventando una soluzione sempre più concreta. L’offerta di furgoni commerciali cresce rapidamente e le tecnologie hanno ormai raggiunto un livello di maturità che rende questi veicoli adatti a molte attività di distribuzione dell’ultimo miglio. Rimangono però alcuni ostacoli: il costo iniziale, la disponibilità di infrastrutture di ricarica e la necessità di ripensare l’organizzazione dei turni. Anche l’ACEA, l’associazione europea dei costruttori di automobili, sottolinea che l’elettrificazione dei veicoli commerciali procede più lentamente del previsto proprio per l’elevato costo totale di possesso e per una rete di ricarica ancora insufficiente.
Diverso è il caso delle flotte che percorrono molti chilometri ogni giorno o che operano su tratte regionali con carichi importanti. Qui la sostituzione immediata del diesel appare ancora più complessa. Autonomia, tempi di ricarica e disponibilità di infrastrutture rappresentano elementi che ogni imprenditore deve valutare con grande attenzione. La stessa Commissione europea riconosce che il mercato dei mezzi pesanti a zero emissioni è in crescita, ma richiede ancora un importante sviluppo delle reti di ricarica e rifornimento previste dal regolamento AFIR.
Nel frattempo esistono soluzioni intermedie che meritano attenzione: l’HVO, ottenuto da materie prime rinnovabili, consente in molti casi di alimentare i motori diesel già esistenti senza modifiche sostanziali, riducendo le emissioni di gas serra sull’intero ciclo di vita del carburante. Anche il biometano può offrire opportunità interessanti, soprattutto nelle realtà dove la rete di distribuzione è già presente e le percorrenze risultano compatibili con questa tecnologia.
Ha senso aspettare che esista il carburante perfetto? Magari… invece no.
La storia dell’innovazione insegna che chi aspetta la soluzione definitiva spesso arriva tardi. Molto più utile iniziare a costruire una strategia: capire quali mezzi dovranno essere sostituiti per primi, valutare dove l’elettrico possa già funzionare, sperimentare carburanti alternativi quando le condizioni lo consentono e programmare gli investimenti senza subirli.
Nel frattempo c’è un lavoro che ogni azienda può iniziare da subito, indipendentemente dal tipo di alimentazione dei veicoli.
Ridurre i chilometri inutili.
Ottimizzare i percorsi.
Aumentare il coefficiente di riempimento dei mezzi.
Coordinare meglio logistica e forza vendita.
E un ultimo grandissimo impegno: iniziare a pensare a come sarà la nostra flotta tra 5-10 anni, non più tra sei mesi.
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